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Giorgio Chiellini ha parlato dell’ultimo anno della Nazionale italiana: dalla vittoria dell’Europeo al fallimento Mondiale, fino alla sua ultima partita. 

Giorgio Chiellini si prepara a dire addio alla Nazionale italiana. Lo farà mercoledì 1 giugno a Wembley contro l’Inghilterra, nella partita tra la squadra che ha vinto l’Europeo e quella che ha trionfato nella Copa America. Per il difensore sarà l’ultima volta con indosso l’azzurro e la fascia da capitano, nello stadio dove ha vissuto il suo momento migliore in Nazionale con il successo della scorsa estate.

Giorgio Chiellini

Giorgio Chiellini (Foto Figc.it)

Chiellini, che ha già detto addio alla Juventus, in una intervista a La Gazzetta dello Sport ha ripercorso l’ultimo anno dell’Italia; dalla vittoria dell’Europeo al fallimento Mondiale.

«Abbiamo cannato la prima partita con la Bulgaria, che è arrivata troppo presto. Io avevo 20′ nelle gambe, i giovani al massimo una partita e mezzo. Quel pareggio ha compromesso tutto il percorso e poi siamo arrivati ai match decisivi senza giocatori importanti. La Nazionale ha un bacino ampio ma in una squadra che ha già le sue alchimie le assenze le paghi. Il successo di Wembley è stato inebriante, forse abbiamo pagato anche quello. In Portogallo potevamo anche perdere, ma dovevamo arrivarci. La sconfitta con la Macedonia non è accettabile». Ha dichiarato il capitano azzurro.

Nazionale, Chiellini e il futuro dell’Italia

Chiellini ha poi elogiato il lavoro del c.t. Roberto Mancini«È l’uomo giusto per portare avanti questo progetto, valorizzando ancora di più i ragazzi, che ci sono già ma adesso aumenteranno. La crescita è fisiologica e loro hanno bisogno di tempo: penso a Locatelli, che se avessimo fatto l’Europeo nel 2020 non avrebbe mai giocato, invece è stato importante. Prendete Tonali: da un anno all’altro è diventato un altro giocatore. Io avevo visto qualcosa dentro di lui fin dalla prima volta che venne convocato in Nazionale, sono contento che sia venuto fuori».

Parlando del suo erede in Nazionale, è poi tornato a fare il nome di Bastoni«Alessandro è mancino come me e sta diventando sempre più forte a livello internazionale, deve solo avere il tempo di maturare e imparare dai suoi errori, come ho fatto anche io. I frutti del lavoro fatto nei settori giovanili negli ultimi 10 anni si vedono: i difensori a livello tecnico hanno una base altissima, però non bisogna perdere le caratteristiche che ci hanno sempre distinto, come la capacità di marcare». 

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